Gondolieri, Paline e Pirati e Palazzo Dario

Gondolieri

 

Si dice che i Veneziani entrino in gondola solo due volte nella vita: il giorno del loro matrimonio e del loro funerale. Oggi è diventata d’uso puramente turistico. Le cose non stavano sempre così, però. Fino al 18esimo secolo, infatti, la gondola era solitamente di proprietà di un nobile, che pagava i gondolieri al suo servizio. I gondolieri infatti, erano essenzialmente i tassisti di un tempo, e dunque sempre al passo con il gossip riguardo ai membri di spicco della società Veneziana, i quali erano soliti frequentare bordelli e casini, e ancor più spesso passare serate in gondola in compagnia dell’amante.

Ed è proprio perché i gondolieri sapevano così tanto su tutti che gli veniva perdonato di essere scanzonati; ancor oggi hanno questa reputazione a Venezia, ed il motivo è che sono abituati ad urlare per farsi sentire a grandi distanze sopra il suono dell’acqua. Quando girate un angolo di un canale, noterete che il vostro gondoliere griderà il tipico “Oé”, un suono che è diventato parte della città stessa.

I gondolieri sono estremamente fieri del loro mestiere, di essere i rappresentanti di una tradizione secolare, tanto che parlano quasi esclusivamente Veneziano, anche se forse è meglio non capire tutto ciò che viene detto.

 

Paline e Pirati

 

I pali verticali di legno che vedete spuntare fuori dall'acqua sono chiamati paline. Questi sono sparsi in tutta la Laguna e qui sul Canal Grande vengono utilizzati per segnare il punto secco, in modo da evitare che le barche rimangano bloccate nel fango. In alternativa vengono utilizzati come punti di attracco per imbarcazioni di ogni tipo. Ci sono anche paline colorate a strisce, che appartenevano a nobili famiglie Veneziane che le facevano dipingere con i colori di famiglia. Il legno utilizzato è uno dei più resistenti al mondo, tuttavia, le onde costanti e il movimento della marea hanno inevitabilmente un effetto. Potete vedere che alcuni vengono consumati a metà delle loro dimensioni e ricoperti di alghe e cozze, forse ricordandoti i contorni abbandonati in un film di pirati. Non del tutto inadatto data la natura piuttosto piratesca dei Veneziani nel Medioevo. Notoriamente, nella IV crociata del 1204, Venezia saccheggiò da Bisanzio gran parte di ciò che ora è ammirato nella Basilica di San Marco, come la Madonna Nicopeia e i Cavalli di Bronzo che si affacciano su Piazza San Marco, così come molti pezzi unici che decorano i palazzi della città vedi oggi. Naturalmente, i Veneziani non si sono mai considerati pirati ma mercanti, anche se spesso la linea può essere piuttosto confusa.

 

Palazzo Dario

 

Lungo il Canal Grande troviamo Palazzo Dario, solitamente chiamato Ca’ Dario, un palazzo con la facciata rinascimentale adornata da medaglioni policromatici circolari in marmo. Costruita nel 15esimo secolo per la famiglia Dario, sin da subito acquisì la reputazione di casa maledetta. Sì perché quasi tutti coloro che la acquistarono furono assassinati o si suicidarono in circostanze peculiari. A fine quattrocento la casa andò alla figlia del nobile Dario, la quale sposò Giacomo Barbaro che fu misteriosamente accoltellato a morte poco dopo, così come poi il loro figlio Vincenzo. Ma fu a partire dal 18esimo secolo che si susseguirono senza sosta le sorti sinistre dei vari proprietari. Il Palazzo venne finalmente venduto dai Barbaro ad un mercante armeno, il quale ne godette molto brevemente poiché fu trovato morto poco dopo l’acquisto. La casa passò poi ad uno storico inglese che morì in compagnia del suo amante, probabilmente suicidi; la stessa sorte toccò a Charles Briggs, un proprietario minerario americano, fuggito dagli Stati Uniti a assieme all’amante dopo l’accusa di omosessualità. Dopo di lui, uno storico d’arte italiano venne ammazzato dal ragazzo diciottenne che lo colpì alla testa con una statuetta. Seguirono altri, tra cui famosamente Kit Lambert, cantante del gruppo The Who, il quale si dice fosse caduto dalle scale, anche se il suicidio è probabile. Nei primi anni 2000 Woody Allen si mostrò interessato ad aquistare Ca’ Dario, ma poi, e per sua fortuna, ci ripensò. Tra le varie dicerie, si dice che il Palazzo sia abitato dai fantasmi dei proprietari passati.

 

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