Il Campanile di San Marco
 

La storia del Campanile di San Marco

 

La costruzione del campanile di San Marco, (in origine faro per i naviganti e forse torre militare) iniziò nel IX sec. sotto il dogado di Pietro Tribuno per arrivare, dopo molti restauri e rifacimenti, all’aspetto definitivo fra il 1511 e il 1514.

Alto m. 98,60 è formato da una solida canna di mattoni, quadrata, larga m. 12, e alta m. 49,50 (la metà della sua altezza) e dalla cella campanaria ad archi, su cui posa un grosso dado che serve di base alla cuspide piramidale, dove venne situata la statua dell’Arcangelo Gabriele, chiamato l’angelo d’oro da tutti i veneziani, il 6 luglio 1513La piattaforma, dove è appoggiato l’angelo, è girevole ad ogni soffio di vento e i veneziani quando lo guardano, capiscono che tempo farà dalla posizione che assume. Ai piedi del Campanile si trova una loggetta che fu costruita su progetto di Jacopo Sansovino

Nella sua vita secolare, “el paron de casa”, come lo chiamano affettuosamente i Veneziani, fu colpito da fulmini e sentì il peso dei vari terremoti che subì la città ma continuò a restare ritto fino a quando, per imprudenti lavori murari, il 14 luglio 1902 verso le 10 del mattino, crollò su se stesso. Miracolosamente non ci furono vittime né danni alla Basilica, ma venne distrutta, sotto ai macigni, sia la Loggetta che un angolo della Libreria Sansoviniana. Anche l’angelo venne danneggiato.

Delle cinque campane: la Marangona, detta anche la campana maggiore, che annunciava l’inizio e la fine dell’orario di lavoro dei marangoni e cioè dei carpentieri dell’arsenale, e le sedute del Maggior Consiglio; la Nona che batteva il mezzodì; la Trottiera che dava il secondo segnale ai nobili che partecipavano alle riunioni del Maggior Consiglio; la Mezza Terza detta anche dei Pregadi, perché annunciava le riunioni del Senato e la Renghiera o Maleficio, la più piccola, annunciava le esecuzioni capitali), si salvò solo la Marangona.

Le campane vennero tutte rifuse, ricavando i calchi dai frammenti di quelle vecchie che furono ricomposti utilizzando il materiale delle stesse.
Quando il campanile crollò il Consiglio Comunale deliberò che il Campanile dovesse risorgere 
“dov’era e com’era”.

Il 25 aprile 1903 fu collocata la prima pietra e, nove anni dopo, nel 1912, nel giorno di S. Marco, il nuovo campanile venne inaugurato e, con i frammenti originali, la statua dell’Arcangelo Gabriele, venne quasi interamente rifatta e posta sul culmine.

 

Curiosità

 

 Il modo di dire “’ndemo a bever un’ombra” (andiamo a bere un bicchiere di vino) è una contrazione per “’ndemo a bever un goto de vin a l’ombra del campanil” (andiamo a bere un bicchiere di vino all’ombra del campanile di San Marco) deriva dal fatto che molti anni fa la base del campanile era circondata da osterie e botteghe, tutte in legno, che vennero demolite.

Il Campanile era noto anche per il
 “supplissio de la cheba”, che consisteva in una gabbia di ferro sospesa con funi dentro la quale si rinchiudeva il condannato notte e giorno.

Durante il Carnevale, nel giovedì grasso, il Doge e la Signoria assistevano allo “svolo dell’Angelo o del turco” che era un esercizio di equilibrio di un’abile discesa di un acrobata su una corda tesa dall’altezza della cella campanaria fino ad una barca ancorata sul Bacino di San Marco o fissata alla loggia di Palazzo Ducale. Poi, probabilmente in seguito a cadute, l’acrobata venne sostituito da una colomba in legno e il volo cambiò nome e divenne “el svolo de la colombina”.

Nel 2001 , per ritornare alla tradizione, si rimise in scena el “svolo de l’Angelo” ma la protagonista della discesa, oggi, anche se a guardarla sembra sospesa nel vuoto in effetti è ben ancorata con una corda per evitare qualsiasi tipo di incidente.

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